Meglio piuttosto?

“Piotòst che gninta l’é mei piotòst”, così si dice dalle mie parti. Piuttosto che niente è meglio piuttosto, e questo è il sapore che lascia il WikiPd della Leopolda.

Il piuttosto in questione sono l’intenzione, almeno nelle menti di vari partecipanti ed organizzatori, di aprirsi a processi decisionali più inclusivi e partecipati, l’utilizzo di internet come raccoglitore di idee ed amplificatore per molte voci altrimenti difficilmente ascoltabili, ed un po’ tutta l’atmosfera “la sinistra deve cambiare, cambiamo la sinistra”.

Fin qua tutto bene. Le aspettative di molti, però, sono state sicuramente deluse dal documento prodotto a Leopolda2011, sia per ragioni di contenuto, sia per ragioni di metodo. Sul contenuto, mi rifaccio velocemente a un ottimo post di Giovanna Cosenza: i punti sono molto corti e sembrano un po’ degli slogan, manca spesso un ragionamento tecnico sul come raggiungere gli obiettivi proposti, sembra dunque che si voglia accontentare un po’ tutti.

Quello che ne emerge è un documento di buone intenzioni, belle idee e giuste critiche, incapace però d’andare minimamente in profondità. Piuttosto che niente? Forse, ma a me dispiacerebbe che si bruciasse il concetto di Wiki-politica così come potrebbe emergere. La produzione partecipata è per definizione collettiva, una questione di mutue correzioni e sintesi ragionate, non una compilation, per quanto plurale, di voci sparse.

Nel sito esiste uno spazio per la discussione (via Facebook plugin) e sì, c’è stata una buona partecipazione, ma la mancanza di un moderatore, di documenti tecnici ed esperti che interagissero, e la velocità con cui tutto è stato prodotto trascritto e scannerizzato, rendono il documento per nulla incisivo sul piano politico e privo di personalità. Sul sito, il dibattito attorno ai punti salienti sembra quello che segue un qualisasi post su Facebook. Non ci siamo, ancora no.

Cosa si può fare per andare verso una democrazia Wiki (o Linux, avremmo detto solo pochi anni fa)?

  1. Chiedersi cosa si può fare per andare verso una democrazia Wiki. Queste sono solo poche idee sparse, ma se le unissimo ad altre, e le discutessimo a lungo in una maniera organizzata ed informata, evolverebbero probabilmente in proposte precise (e praticamente ho già anticipato tutti i punti fino al 5!).
  2. Regolare il dibattito. Non lasciamoci prendere dall’euforia partecipativa e ragioniamo su come possiamo creare vere forme di produzione partecipata di contenuti e proposte politiche. Internet è un bellissimo strumento se usato bene, la lista di commenti stile Facebook non è adatta allo scambio di opinioni. I fori di discussione hanno bisogno di moderatori allenati, esperti del settore, materiali aggiuntivi da consultare. Il miglior dibattito è quello dove la gente cambia idea.
  3. Quale che sia la piattaforma che decidi di usare, dai un occhio a quello che già è stato fatto. La pagina di Economist Debates, per esempio, offre un modello non brevettato e molto più efficiente. Immagino perché, facendo frutto dell’esperienza dell’era precibernetica, si basa sul modello di dibattito di Oxford, e non su quello delle assemblee di istituto del liceo.
  4. Tempo. Il tempo serve per interiorizzare le idee e tornarci a ragionare, serve per informarsi e cercare le migliori risorse. Un programma politico è una cosa molto seria, non si fà né in tre giorni né in tre settimane. Un vero laboratorio di produzione partecipata dovrebbe essere aperto 365 giorni l’anno.
  5. Pratica. Non si può passare da un sistema di delegazione totale a poche elite alla democrazia partecipativa da un giorno all’altro. C’è bisogno di educarsi e di educare il sistema, di avere pazienza e fare piani a lungo termine.

Il vero vantaggio della democrazia non sta tanto nel suo dare voce a tutti (non lo fà molto, al momento), quanto nella sua natura fluida che le permette ciclicamente d’evolversi (od involversi) quando il sistema perde leggitimità. Lo spazio per il cambiamento c’è tutto, ma bisogna sudarselo e probabilmente ci vorranno anni. Per adesso, il Wikipd è poco più che un bello slogan, una bella dichiarazione di intenzioni che forse può svegliare i giusti appettiti nella gente. Sì, c’è molto lavoro da fare, ma piotòst che gninta…

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4 risposte a “Meglio piuttosto?

  1. Mi fa piacere leggere queste righe, hai continuato e spiegato esattamente quello che ho abbozzato alla fine del mio post. Ma le condivido ancor più, perchè sono parole equilibrate a dispetto di tante analisi che sto leggendo in queste ore.
    Analisi talvolta apocalittiche che, seconodo me, fanno male alla politica italiana (a quanto pare siamo un Paese un po’ masochista 🙂 ).
    Quello che penso, come credo di capire che in parte condividi anche tu, è che la situazione a nostra disposizione è questa, prendiamone atto e partiamo da qui.
    Cogliamo quei suggerimenti che ci dai e cerchiamo di fare qualche passettino sempre più avanti, insieme e con lo sforzo quotidiano di tutti, ognuno secondo le sue possibilità.
    E da buona romagnola, bolognese d’adozione, ti dico che “Piotòst che gninta l’é mei piotòst” 🙂

  2. Pingback: Tra Renzi e Civati? Il comunicatore non fa il suo mestiere « Glory11's Story

  3. Ho sentito di tante persone pronte a bocciare immediatamente, senza possibilità d’appello, quello che potrebbe emergere da una democrazia wiki, perciò leggere queste tue righe mi rincuora.
    Ovviamente, sono d’accordo sul fatto che ci sia molto da lavorare, ma credo che questa presa di coscienza da parte di un numero sempre più consistente di persone sia il primo passo per inziare a costruire qualcosa di buono!

  4. Speriamo di si. Sono un po’ pessimista anch’io in verità sul corto termine, ma se la voglia di partecipazione non scemerà credo che con la pazienza i risultati arriveranno. E visto che la bonanza economica sufficiente a calmare tutti gli appetiti politici non c’è più e non tornerà, forse è la volta buona.

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