Alla ricerca d’un moderato pessimismo.

Come dice il nome di questo blog, internet è ciò che ne facciamo. L’inebrazione prodotta dalle sue mille potenzialità ci porta a credere che porterà a un mondo migliore. Ma può benissimo accadere il contrario

Proposizione per i giorni a venire: leggere “The Net delusion” di Evegeny Morozov. Per cercare di capire il bene che internet può fare alla società è fondamentale approfondirne i lati oscuri ed essere consci dei rischi che comporta. Questo libro mi dà l’impressione di essere uno di quelli che fanno male, che infastidiscono con verità che non vogliamo sentire. Specie per uno che sta per cominciare un dottorato sulla democrazia 2.0 (wikidemocrazia? Wikipolitica? e-democracy? Non ho ancora deciso).

Devo la segnalazione all’ottimo blog di Luca De Biase, che ringrazio. Non concordo però quando dice che:

“Resta, a mio parere, il valore dell’utopia. L’energia culturale e sociale che serve a migliorare il mondo può incarnarsi di volta in volta in forme specifiche che la storia si incarica di superare. Ma resta il senso di superamento del limite che il pensiero utopistico può sostenere, quando è sincero.”

La connessione tra utopia e mezzi di comunicazione non è sempre una felice. Nuria Almirón e Josep Manuel Jarque avvertono contro questo pericolo quando parlano di mitagogia digitale. Secondo loro, la narrativa utopica derivata dall’inebriamento di fronte alle nuove tecnologie finisce per ostacolare il suo stesso realizzarsi attraverso un vocabolario e una fedeltà all’utopia stessa che rendono complicata l’analisi critica e propositiva.

D’altronde, ricordano, le narrative tecnoutopiste non sono una novità dell’era di internet, ma si ripetono dall’epoca dell’invenzione del telegrafo, passando per l’elettricità, il telefono, la televisione, eccetera. E quando si ricorda come si passò dal sogno della radio e del cinema forieri di democrazia alla propaganda dei tre grandi totalitarismi, che di questi mezzi si avvalsero senza remore, viene da pensare che è meglio rimanere coi piedi per terra ed imbeversi d’un moderato pessimismo.

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