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Dalla Russia con amore: la legislazione partecipativa

Buone notizie! In un articolo uscito il 29 Ottobre sull’Economist  si legge di Wikivote.ru, una piattaforma in linea la cui funzione è la riscrittura collaborativa di leggi, che sembra riscuotere un certo successo in Russia. Il sito si basa su comunità virtuali di utenti che analizzano e ‘correggono’ leggi già esistenti. La struttura Wiki non è scelta  come strumento di democratizzazione, ma bensì di miglioramento della qualità: il fondatore Vasily Borisov afferma infatti che il progetto serve principalmente a migliorare sul piano tecnico leggi malscritte per colpa dell’incompetenza dei legislatori russi. 

Come spiegano gli autori, Wikivote non è una piattaforma aperta, ma basata sul crowdsourcing (1). Un’organizzazione contatta gli amministratori di Wikivote con una proposta di discussione per una legge, e questi contattano a loro volta distinti gruppi di professionisti nel territorio per coinvolgerli nel progetto di riscrittura. Nel caso più recente si è rifatta la legge statale che regola la pesca ricreativa, con più di 5000 utenti registrati (anche se è facile immaginare che solo una percentuale abbia poi collaborato attivamente). La legge passa diversi stadi di riscrittura e votazione (nell’ultimo caso 287) finché una versione finale viene approvata. Gli utenti più attivi guadagnano punti di merito che li rendono più importanti nelle fasi finali.

Perché mi emoziono tanto con 5000 russi che discutono online i comma che regolano la pesca nel Volga?

  1. Perché non c’è democrazia senza leggi. Un governo si compone di molte arene di azione politica, fondamentale è quella legislativa. Ampliare il numero di persone coinvolte e fornire loro una piattaforma Wiki ha tutto il potenziale per migliorare il processo di scrittura delle leggi
  2. Partecipazione dappertutto. Come ben dice Steven Levitsky, esistono quattro arene principali di confronto democratico, la legislativa, la mediatica, l’elettorale e la giudiziale. Queste si influenzano molto tra di loro. Quando pensiamo alla democrazia partecipativa, pensiamo all’azione nell’arena elettorale, quando pensiamo al giornalismo partecipativo, all’azione nell’arena mediatica. Wikivote è azione nel campo legislativo. Sulla riforma del sistema giudiziale mi astengo che non mi piacerebbe essere citato da Libero.
  3. I numeri. Quando penso alla democrazia partecipativa penso sempre che uno dei grandi ostacoli da superare è il concetto di universalità del voto. Se trasferiamo il concetto di crowdsourcing nell’arena elettorale, dove si discutono esecutivi da formare e punti programmatici, anziché una  selezione su meriti professionali si potrebbe applicare un’estrazione ragionata di cittadini (su basi statistiche: genere, provenienza, età, ecc.), un campione random tra quelli che si registrano perché interessati a partecipare.
  4. La partecipazione crea conoscenzaed interesse per la cosa pubblica. La partecipazione e la possibilità di incidere per il bene comune può far sì che i cittadini si sentano più responsabili verso la comunità. Senza contare i giganteschi passo avanti in tema di accountability.

Ovviamente Wikivote è un progetto in erba ancor lungi dal poter essere  un modello di legislazione a livello statale. Dubbi seri mi sorgono a proposito dell’affidabilità del processo di selezione e dei meccanismi di merito, ed anche sulla non influenzabilità dei partecipanti e degli organizzatori. Ma è un bel progetto, e dimostra che la cultura Wiki (Linux) cresce, è elastica poiché può avere distinte possibili applicazioni, e gode di una certa fiducia in varie parti del globo. Nessuna rivoluzione, solo una buona notizia, una ogni tanto.

PS Visto che è abbastanza difficile trovare informazione su Wikivote e che non mastico bene il russo, mi sono messo in contatto con i creatori e ci siamo messi d’accordo per un intervista. Tornate sul blog tra pochi giorni per leggerla!

PPS Il titolo è sfigato, lo so, ma come fà uno a scrivere “dalla Russia” e non terminare con “con amore”? Almeno uno cresciuto a James Bond?

Crowdsourcing è una di quelle parole inglesi difficili da tradurre. Source è una fonte, un punto di partenza. In ambito produttivo e dei servizi con sourcing s’intende la ricerca di ‘fonti’ per un determinato scopo, capaci di generare qualcosa di utile. Sourcing the crowd (folla) è dunque il cercare elementi che generano utilità in un grande gruppo di persone. A questa folla si chiede di produrre tramite la collaborazione, le dinamiche di promozione del merito e l’arricchimento mutuo, un prodotto di qualità che si spera essere migliore di quello affidato a un gruppo ridotto di individui specializzati. Visto che ci vuole un paragrafo per dire crowdsourcing in italiano, non me ne vogliano i puristi se userò il termine inglese d’ora in poi, e manco in corsivo.

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